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POLITICA (28/09/2018)

  • Durata:00:28:46
  • Andato in onda:29/09/2018
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Alla fine la partita l’ha vinta la politica. Con i tecnici costretti a fare un passo indietro, almeno per ora. La nota di aggiornamento al Def varata ieri dal Governo ha fissato per il prossimo triennio il disavanzo a quota 2.4, ben oltre l’uno virgola sei inutilmente invocato dal ministro Tria. Che tradotto in moneta sonante, significa una manovra da oltre 33 miliardi di euro, 27 dei quali in deficit. Via libera dunque al reddito di cittadinanza e alla riforma delle pensioni. C’è un principio di flat tax e una solida apertura alla pace fiscale. In altri termini, ciò che fa dire agli azionisti di maggioranza del governo Conte: “Abbiamo mantenuto le promesse”. Già, ma a quale prezzo? I mercati non l’hanno presa affatto bene, lo spread ha sfiorato quota 280. E poi c’è l’Europa che per bocca del commissario Moscovici già parla di possibili sanzioni. Insomma, lo scenario è complesso. Anche all’interno del governo se è vero, come sostengono alcuni retroscenisti, che solo il tempestivo intervento del Quirinale avrebbe evitato le dimissioni del ministro dell’Economia.

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